Borsa – Pagina 5 – Investire con successo

All’epoca ero ragazzino, però quel lunedì 19 ottobre di 30 anni fa me lo ricordo molto bene; ricordo i servizi al telegiornale che mostravano volti attoniti, numeri in rosso, grafici pesantemente rivolti verso il basso e ricordo la preoccupazione che di colpo assalì persone che sino a quel momento ritenevano i loro investimenti “al sicuro”.

Quel giorno infatti a Wall Street all’improvviso l’indice Dow Jones (cioè la sintesi dei prezzi di un paniere composto da 30 titoli di aziende ad alta capitalizzazione) perse in poche ore il 22,61%, bruciando così oltre 500 miliardi di dollari: ancora oggi si tratta del più grande crollo giornaliero di tutti i tempi.

I dati Istat di queste settimane testimoniano un mercato del lavoro in ripresa, con aumento del numero degli occupati e riduzione del numero di disoccupati (sia tendenziali che congiunturali) ed inattivi.

Quello che però questi numeri non dicono è che siamo all’inizio di una rivoluzione di livello epocale. Sono diverse infatti le ricerche (vedi per esempio questa della Oxford University) che ipotizzano scenari futuri decisamente diversi dagli attuali, un mondo cioè quasi completamente digitalizzato, totalmente trasformato dall’introduzione di nuove tecnologie e nel quale almeno il 40% degli attuali business sarà, nel giro di pochi anni, destinato a sparire.

Una delle tecniche più utilizzate da parte di chi compra e vende titoli finanziari con una certa frequenza è quella di cercare di anticipare il mercato, di prevedere cioè la direzione verso la quale l’asset scelto si muoverà nei giorni/settimane/mesi successivi rispetto all’entrata in posizione.

Questa strategia, se portata all’estremo può essere attuata anche per periodi di tempo molto brevi, in concomitanza con notizie particolarmente attese dai mercati e che sicuramente, una volta rese pubbliche, comportano decisi movimenti direzionali.

È quello che solitamente avviene, per esempio, quando, come nella serata del 20 settembre 2017, vengono comunicati gli esiti della riunione della Federal Reserve, con decisioni riguardanti tassi d’interesse e/o eventuali manovre di stimolo all’economia.

Per molte, troppe persone investire significa niente di più che comprare qualcosa sulla base di un consiglio da parte di persone ritenute esperte, di una pubblicità o perché si è sentito il nome di quella particolare azienda, tenere lo strumento finanziario acquistato (magari per anni ed anni) e sperare che con il tempo il suo valore salga. Oppure, ancora peggio, significa assumersi un rischio troppo elevato nella speranza di guadagni ingenti, facili e veloci, caratteristiche queste che dovrebbero non attrarre, come invece purtroppo accade, ma far scappare a gambe levate.

Qualche volta, quando mi chiedono che lavoro faccio mi diverto a rispondere “vendo speranza sui mercati finanziari” per poi, subito dopo, vedere l’espressione del mio interlocutore farsi un po’ smarrita.

Già, proprio così, la speranza, una delle emozioni più diffuse in borsa, può essere venduta e monetizzata da parte di chi, invece di comprare o vendere direttamente azioni, indici, valute, materie prime, sceglie di lavorare sui rispettivi derivati di questi strumenti finanziari. La differenza di operatività è enorme in quanto così facendo non c’è bisogno di sostanziali cambiamenti di prezzo per poter maturare profitti e ci si mette sempre dalla parte delle probabilità.

Si sa, l’uomo tende ad essere una creatura ingorda e mai pienamente contenta e questa natura può venire fuori anche quando si opera in borsa.

È proprio quello che mi è capitato all’inizio della mia carriera da investitore, quando, naturalmente senza aver ancora sviluppato un metodo degno di tale nome, facevo quello che fanno in molti: compravo e vendevo direttamente azioni, titoli o indici, tenevo le posizioni per un po’ di tempo per poi, sempre senza particolari criteri, chiudere l’operazione e portare a casa o una perdita o un profitto.

Qualche tempo fa mi è capitato di seguire una di quelle trasmissioni tipiche dei canali finanziari, con l’esperto di turno in studio e gli ascoltatori che possono intervenire ponendo questioni, chiedendo consigli o, con maggiore frequenza, conforto.

Una delle prime domande formulate è stata:

“Ho acquistato il titolo XYZ a 20 euro, ora ne vale 4; che cosa devo fare?”

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