Se non si ha un vantaggio competitivo è meglio non competere.

Jack Welch

I mercati finanziari sono uno degli ambiti più competitivi al mondo; infatti, oltre al “parco buoi” di clienti retail sprovveduti, senza alcuna vera preparazione e per lo più destinati alla mattanza, operano eccellenti professionisti con decenni di esperienza sulle spalle e la possibilità di accedere a capitali, mezzi, tecnologie ed informazioni normalmente precluse alle persone comuni.

Se ti occupi di investimenti da abbastanza tempo sai bene che sui mercati finanziari possono avvenire all’improvviso movimenti di prezzo anche decisamente ragguardevoli, sia al rialzo che naturalmente al ribasso.

Utilizzando la classica operatività tradizionale e direzionale (quando cioè si compra un titolo nella speranza che salga di prezzo per realizzare un profitto) ampi movimenti ribassisti possono seriamente danneggiare il portafoglio dell’investitore e magari costringerlo a chiudere l’operazione in perdita così da prevenire eventuali danni ancora maggiori. 

Si tende spesso a pensare che operare sui mercati finanziari sia come frequentare un gigantesco parco giochi dove brividi, emozioni e adrenalina sono disponibili ogni giorno ed in ogni angolo.

In realtà le borse internazionali sono il luogo in assoluto più costoso dove cercare emozioni e scambiare le luci della piattaforma di negoziazione con quelle di un videogioco, di Gardaland  o di Las Vegas molto difficilmente potrà portare qualche beneficio al tuo portafoglio; brividi e rendimenti infatti sono sì legati fra loro ma quasi sempre da una correlazione di tipo inverso.

Osserva il grafico allegato a questo articolo: si riferisce alle quotazioni del gas naturale nel periodo giugno – ottobre 2017. Come puoi notare i prezzi hanno stazionato per mesi intorno ai 3$ per mmBTU ed ogni tentativo di discostarsi da questo valore (sia in aumento che in diminuzione) non ha avuto successo.

Questa materia prima nel periodo temporale analizzato si è quindi mossa lateralmente, una situazione che si può osservare molto di frequente sui mercati finanziari e che riguarda non solo le commodities ma anche azioni, valute, indici, ETF: i titoli un po’ salgono, un po’ scendono senza prendere una direzione precisa e mantenendo anche per lunghi periodi di tempo quotazioni simili.

All’epoca ero ragazzino, però quel lunedì 19 ottobre di 30 anni fa me lo ricordo molto bene; ricordo i servizi al telegiornale che mostravano volti attoniti, numeri in rosso, grafici pesantemente rivolti verso il basso e ricordo la preoccupazione che di colpo assalì persone che sino a quel momento ritenevano i loro investimenti “al sicuro”.

Quel giorno infatti a Wall Street all’improvviso l’indice Dow Jones (cioè la sintesi dei prezzi di un paniere composto da 30 titoli di aziende ad alta capitalizzazione) perse in poche ore il 22,61%, bruciando così oltre 500 miliardi di dollari: ancora oggi si tratta del più grande crollo giornaliero di tutti i tempi.

I dati Istat di queste settimane testimoniano un mercato del lavoro in ripresa, con aumento del numero degli occupati e riduzione del numero di disoccupati (sia tendenziali che congiunturali) ed inattivi.

Quello che però questi numeri non dicono è che siamo all’inizio di una rivoluzione di livello epocale. Sono diverse infatti le ricerche (vedi per esempio questa della Oxford University) che ipotizzano scenari futuri decisamente diversi dagli attuali, un mondo cioè quasi completamente digitalizzato, totalmente trasformato dall’introduzione di nuove tecnologie e nel quale almeno il 40% degli attuali business sarà, nel giro di pochi anni, destinato a sparire.

Sto scrivendo questo articolo il 26 settembre 2017, un giorno che, per quanto riguarda l’oro, non è come gli altri; è infatti la data di scadenza delle opzioni relative al mese di ottobre, contratti cioè che, pur avendo come sottostante sempre il metallo prezioso, permettono investimenti decisamente più sofisticati rispetto al semplice acquisto o vendita dello stesso.

Una delle tecniche più utilizzate da parte di chi compra e vende titoli finanziari con una certa frequenza è quella di cercare di anticipare il mercato, di prevedere cioè la direzione verso la quale l’asset scelto si muoverà nei giorni/settimane/mesi successivi rispetto all’entrata in posizione.

Questa strategia, se portata all’estremo può essere attuata anche per periodi di tempo molto brevi, in concomitanza con notizie particolarmente attese dai mercati e che sicuramente, una volta rese pubbliche, comportano decisi movimenti direzionali.

È quello che solitamente avviene, per esempio, quando, come nella serata del 20 settembre 2017, vengono comunicati gli esiti della riunione della Federal Reserve, con decisioni riguardanti tassi d’interesse e/o eventuali manovre di stimolo all’economia.